Lettera di un’insegnante

La grandezza dell’uomo sta nell’essere un ponte, non un fine

Friedrich Nietzsche

Cari studenti e famiglie, cari dirigenti, collaboratori, segretari e docenti, queste poche parole di solidarietà sono indirizzate a tutti voi, a tutti noi, facenti parte della comunità scolastica. Una comunità che in tempi ordinari ha comprensibili difficoltà nel manifestarsi ma che ora ha l’occasione di crescere e fortificarsi. Siamo uniti non dalla paura, ma dalla volontà e dal bisogno di resistere ed esistere.


La cultura ci aiuta, le parole ci spiegano, ci raccontano e ci uniscono. Emergenza, Apocalisse e Crisi, apparentemente ci lasciano senza via d’uscita. Eppure sono legate tra loro da una storia più antica, quella delle parole. L’e-mergere è un portare alla luce, l’apocalisse deriva da un verbo greco che significa svelare e la crisi viene dalla “krisis, la scelta, la decisione, il bivio che ci consente di cambiare strada”.


Abbiamo la possibilità di fermarci, guardare cosa sta venendo alla luce e scegliere cosa fare, essere e trasformare. Si può riflettere su quello che lasciamo emergere ogni giorno: iniziare a temere non solo la tosse e gli starnuti, ma le parole che aiutano a diffondere il virus della paura, della diffidenza, dell’ignoranza e della violenza. Si può scegliere se contribuire a far circolare sui social fake news e complottismi o al contrario condividere esperienze di solidarietà e gratitudine . Anche a partire dalla nostra comunità scolastica: per i dirigenti che si preoccupano di trovare strade alternative, per i colleghi che lavorano fino a tarda notte per permettere a tutti noi di restare in contatto, per gli studenti che dimostrano il loro coinvolgimento e partecipano alle lezioni, per la segreteria e i collaboratori che continuano a rendere accessibile e funzionale la scuola, per le famiglie che si trovano ad affrontare nuove difficoltà. Anche le parole sono virali e possono contribuire ad affrontare l’emergenza e riconquistare la libertà sospesa. Una parola responsabile è un gesto libero.


La scuola ha molto a che fare con la libertà: per i greci era questo il significato della scholè: il tempo libero. Loro credevano infatti che “solo nel tempo libero dalle necessità materiali fosse possibile occuparsi della propria anima, costruire la propria personalità, ragionare, imparare, crescere […] Nel tempo libero gli esseri umani possono chiedersi se esista un altro modo per fare ciò che fanno quotidianamente, se sia giusto quel che hanno imparato, se forse un’altra strada sia possibile.”


Abbiamo un nuovo tempo libero a disposizione. Noi docenti stiamo cercando strade alternative per portare avanti non i programmi ma la fondamentale relazione educativa con i nostri studenti. Voi tra tutti, studentesse e studenti, siete i destinatari di questa lettera. Tante volte vediamo nei vostri occhi carboni in attesa di una prima scintilla, un primo fuoco da accendere. Abbiamo fiducia in voi, e crediamo che possiate arricchirvi e crescere, anche in queste difficili circostanze. Stiamo cercando le scintille per tenere vivi i vostri fuochi, riflettendo sui modi dell’educazione. Aspettando di tornare in classe possiamo scegliere, nonostante le circostanze, di continuare a e-ducare, a tirarci fuori.

Aiutateci: ogni volta che deciderete di partecipare, suggerire, chiedere, criticare starete contribuendo a costruire la vostra educazione, a tirare fuori la vostra parte migliore. L’emergenza può diventare non soltanto uno spazio ristretto che comprensibilmente ci lascia smarriti, ma anche un laboratorio di trasformazione, se condividiamo un orizzonte comune.

Abbiate la fiducia e la creatività necessarie per costruire insieme a noi un ponte per attraversare la crisi: viviamola anche come un bivio che ci offre la possibilità – la libertà – di educarci a cambiare.


I testi tra virgolette sono tratti dall’articolo di Matteo Nucci “La Scuola”, da L’Espresso, 5 gennaio 2020

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